Viviamo in un “mondo piccolo”.

RoundViviamo in un “mondo piccolo”.

Viviamo in un “mondo piccolo”.

È una vecchia teoria, ora più nota nella versione dei cosiddetti “sei gradi di separazione”, vale a dire il numero di passaggi sociali che separano ciascuno di noi dagli altri. Attraverso, mediamente, 6 interconnessioni – fatte di amici ed amici degli amici – raggiungiamo qualsiasi essere umano.

In una società sempre più globalizzata sembrerebbe l’uovo di colombo, la quadratura del cerchio: avere relazioni con pochi non compromette la possibilità di entrare in contatto con tutti.

Ed ecco che si plaude al ruolo dei social network, artefici della applicazione del mitico paradigma. E c’è anche chi, con grande enfasi, ne sottolinea il grande valore “democratico”: saremmo vicino alla possibile realizzazione di una sorta di cittadinanza attiva, di democrazia diretta e partecipata.

Rimane la sensazione che non sia proprio così, anche al di là delle recenti polemiche sull’uso e l’abuso che i Social Network fanno dei nostri dati.

Se si prova ad analizzare i flussi di comunicazione su Facebook, uno dei più frequentati canali social, non possono sfuggire un paio di osservazioni:

  • Ciascuno costruisce un proprio “mondo piccolo” attorno a sé, fatto di “amici” scelti proprio perché rafforzino il senso di appartenenza ad una comunità definita, che condivide i propri stessi assunti sociali, ideologici, politici. Una pattuglia, non importa quanto numerosa, ma fatta di “simili”, pronti anche a scatenare un putiferio verso chi la pensa in modo diverso.
  • La stragrande maggioranza dei frequentatori di questi canali di incontro virtuale, assai raramente declina un proprio pensiero compiuto. Le bacheche si riempiono di “condivisioni”, contenuti raccolti confusamente dal web e da altre fonti virtuali; contenuti che quasi mai sono lo spunto per approfondire una propria idea, declinare ed esporre un proprio ragionamento. L’obiettivo resta principalmente “tracciare il confine” tra noi e gli altri.

Una visione un po’ esagerata? Può darsi, ma credo valga la pena di stimolare una riflessione.

Oggi, forse, il “nostro mondo” diventa sempre più piccolo.

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